Parola del giorno: Treno.

Adoro viaggiare in treno. Credo sia il mezzo più geniale che l’uomo abbia mai inventato. Si sale, si prende posto sulla poltrona e da un bel finestrino si guarda tutto ciò che passa. Il tempo scorre veloce dentro al mezzo, mentre fuori tutte le cose vanno più lente, quasi ferme. Tutto è differente fra dentro e fuori il vagone.

Viaggiare in treno è una delle occasioni in cui la mia fantasia prende il sopravvento. Auricolari, iPod, un quaderno ed una penna. Con la musica giusta riesco ad esprimere le mie emozioni, inizio a riempire pagine e pagine di parole ad inchiostro blu. Qualsiasi cosa mi venga in mente. Come un fotografo, che vede uno scorcio suggestivo, una bicicletta parcheggiata davanti ad un fioraio, due persone che si abbracciano amorevolmente, io scatto la foto di ciò che mi colpisce e comincio a scrivere tutto ciò che vedo. E’ quello che mi accade ogni volta che salgo su un treno. Quando parte, parte anche la mia mente, e la fantasia ed i miei occhi cominciano a formare un’ armoniosa coppia. A volte mi sento anche un po’ come un pittore, che invece di utilizzare una tavolozza di colori, usa una tavolozza di parole.

Schiaccio play, e la penna comincia a danzare sui fogli, come in un sogno…

A volte ho la sensazione che fra gli estranei che incrocio in giro ci sia la persona di cui potrei perdutamente innamorarmi. O meglio, la persona che si innamori profondamente di me, ed io di lei. Succede con lo sguardo, secondo me. Sposti i tuoi occhi nelle pupille di un estraneo ed in quel momento cuore e cervello collaborano: valutano e classificano se in quella persona c’è qualcosa che ci appartiene. “L’amore è un ritrovare se stessi nell’altro”, ho letto da qualche parte. Quindi io vedo se trovo in lui qualcosa di me, qualcosa di mio, che non trovavo, quel piccolo pezzetto di puzzle che completa il quadro e fa’ si che tutte le tessere abbiano un senso. Scopro, o meglio, ritrovo quella parte di me che era nascosta, e ciò solo grazie a quella persona. Perché sono gli altri, con i loro sguardi, i loro gesti, e le loro parole, ad insegnarci molte cose su noi stessi. Io sono perché ci sei tu con me, che tu sia mio fratello, mio padre, il mio fidanzato, l’estraneo che mi accompagna a lavoro ogni mattina sul tram. Con le tue parole tu mi modelli, mi crei, mi doni sfumature, levighi o accentui gli angoli, come lo scultore con il suo pezzo di marmo. Trovo me in te, tu trovi te in me. Ci completiamo. Il periodo che siamo insieme, che siamo innamorati, e in cui le nostre vite si incrociano profondamente ed esistiamo solo noi, il mio pezzo in te ed il tuo pezzo in me pian piano vanno dai rispettivi proprietari, e così, quando ciò finisce, siamo comunque arricchiti, perché abbiamo ritrovato ed è di nuovo nostro quel prezioso pezzetto di noi che era andato perduto, sparso in giro per la città, in giro per il mondo, dentro ad ogni persona, dallo sguardo dell’estraneo, alla persona che ci è più vicina. Quel pezzo torna ad essere davvero nostro, e ci permette di respirare più consapevolmente nella nostra vita…

A volte in treno si trovano fogli abbandonati da scrittori-viaggiatori…

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