Parola del giorno: Correre.

Sono agitata. Il mio cuore comincia a battere sempre più velocemente. Le mie mani si stringono e le dita si strofinano con forza l’una con l’altra. Devo fare qualcosa. Calmarmi, innanzitutto. Forse.

Agire, è il momento di agire. Devo cambiare le cose, non posso lasciare che la mente abbia la meglio, devo proseguire e pensare con calma. Non devo farmi prendere dall’ansia e dall’agitazione.

Esco. Si, forse è meglio uscire. Il timido sole di questa giovane primavera può aiutarmi.

Mi vesto. Felpa, pantaloni della tuta, sneakers e iPod. Una corsa all’aperto forse è quello che ci vuole.

Chiudo la porta di casa dietro di me, faccio le scale, chiudo anche la porta del condominio. Sono all’aria aperta. Inizio a fare respiri profondi, chiudo gli occhi. Sento i profumi che ho attorno. C’è proprio aria di primavera. Mille fiori che si mescolano nell’aria, mi inebriano. Già sento che qualcosa dentro di me sta cambiando. Mi avvio a passo veloce verso la stradina lungo il fiume mentre il sole comincia a solleticarmi il viso. Le mani sono più rilassate. Ecco che, scroc scroc, comincio a camminare sul ghiaino della stradina. Bene, eccomi qui. Schiaccio play, la musica parte, e la corsa comincia.

Ci sono solo io e la strada, non c’è niente e nessuno. Solo io, e la musica in sottofondo che mi fa sentire come in un film, la colonna sonora adatta per il mio stato d’animo, per la mia corsa, i bpm che si sincronizzano col mio cuore, o il mio cuore che si sincronizza con i bpm…  Il mio respiro si fa più veloce, è arrabbiato, come lo sono io stessa, d’altronde. Sento le gambe che si sforzano, i muscoli che lavorano come dovrebbero, il corpo che libera energia che si era assopita. Posso finalmente respirare di nuovo. Sento l’aria che mi passa fra i capelli, che mi sfiora le orecchie, che mi tocca le guance, la mia bocca fa entrare l’aria fresca, e la respinge subito dopo. Le mie braccia sono ad angolo retto, vicino al busto, vanno a ritmo, sento la coordinazione di tutti i miei movimenti, mentre la musica mi accompagna. Non c’è nessun rumore, non c’è nessun albero attorno a me, non c’è nessuno. Solo io e la strada.  Percepisco ogni mio muscolo che lavora insieme all’altro, tutto funziona matematicamente insieme, alla perfezione, come se fossi una macchina, un robot. Tutto è automatico. E’ come se lo facessi da sempre, come se fossi nata per correre. La mia mente è vuota, l’unico pensiero è: “Corri, non ti fermare, corri!”. E’ quello che devo fare, non c’è niente e nessuno che possa fermarmi. Sento la pelle che inizia ad infreddolirsi, un po’ per il sudore, un po’ perché ancora non fa proprio caldo. Il respiro diventa più affannoso. Le gambe cominciano a sentire lo sforzo. Ma non importa. Io devo correre, perché so che è quello che devo fare adesso. In questo momento quello che importa è non pensare, e continuare ad agire, ad andare avanti, qualunque siano le conseguenze.

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