Un’ombra fuggitiva di piacere- Mezz’ora.

Niente parola del giorno, oggi.

Mi è ricapitato in mano un libricino che ho da parecchi anni: è una raccolta di alcune poesie di Kavafis, tradotte da Guido Ceronetti (Adelphi). Ho accarezzato la ruvida copertina azzurra, ho aperto le prime pagine, le ho sfogliate, poi sono andata a vedere in quali pagine avevo fatto l’orecchio. Povere pagine! Così ridotte, tutte spiegazzate in un angolo, solo per un capriccio della mia memoria. Ebbene, ecco che in una di quelle pagine, trovo la poesia più bella di questa raccolta.

Conosco poco l’autore e conosco poco la poesia, ma questa mi ha colpito particolarmente. La leggo e la rileggo, immagino e viaggio con la mente. Me la sono anche trascritta su un foglietto (il caso ha voluto che il foglio fosse azzurro, come la copertina del libricino) che ho poi messo dentro il portafogli, in modo tale da averla sempre vicina. Il libro invece l’ho messo sul comodino. Mi cullerà nei sogni più burrascosi, lo so.

Buona lettura a voi, allora.                                         Immagine

MEZZ’ORA
 
Mio non sei stato né mai sarai,
Credo. Fu l’altro ieri:
Uno sfiorarsi al bar, dirsi qualcosa,
Niente di più; e già la pena provo
Del rimpianto, confesso. Ma c’è talvolta
In noi dell’Arte, di mente tale eccesso
Che un’ombra fuggitiva di piacere
Trasformiamo in sostanza, ne facciamo
Realtà palpabile. Così fu al bar,
L’altro ieri: complice in me una
Ubriacatura misericordiosa,
In rapimento erotico ho vissuto
Per mezz’ora, assoluto…
(Devi averlo capito: sei rimasto
Apposta un po’ di più). Ma quanto,
Oh quanto necessario fu il guardarti
Nelle labbra, e il corpo tuo accanto
Avere il mio… Concesso
Non m’avrebbero un tale incanto
Vertigine d’alcool, sogno,
Pur tanto forti, mai…
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