Parola del giorno: Mela rossa.

Oggi ho pranzato da sola al bar. Una volta seduta al mio posto ho letto il menu, poi ho ordinato al cameriere un panino e mezzo litro di acqua. Lui ha prontamente apparecchiato il mio piccolo tavolino dove a malapena ci stavano due persone, e ha terminato l’operazione sorridendomi. Così, per ammazzare l’attesa e per liberarmi dallo stress della prima mattina della settimana, ho tirato fuori un libro dalla borsa e l’ho aperto poggiandolo sul tavolo. Dopo poco ho tirato su gli occhi dalle pagine: c’erano troppi rumori che catturavano la mia attenzione e ho cominciato a guardarmi intorno osservando per bene quel posto.

Il bar era abbastanza pieno di clienti, chi a coppie, chi a gruppetti e chi era solo, come me.

Un signore cattura la mia attenzione. E’ un uomo sulla sessantina, con dei grossi occhiali tondi, una camicia azzurra e una giacca blu, molto elegante. E’ anche lui da solo, ed è tutto concentrato nel tagliare una mela rossa in graziosi spicchi perfetti. Non so se vi capita mai, ma io spesso mi fermo ad osservare le persone e ad immaginarmi di essere loro. Cerco di guardare le cose con i loro occhi. E così, ho cominciato a fantasticare. Ho tentato di essere lui, di capire che cosa stesse pensando, che cosa stesse vedendo e che cosa dovesse fare dopo. Poi, l’ho immaginato da giovane. Ho pensato al suo matrimonio, nonostante non indossasse la fede. Lo vedevo all’università, alla facoltà di Ingegneria, arrivare tutto affannato per dare l’ultimo esame. Ho immaginato la sua prova di guida e la maturità. Mi è venuto in mente di quando i suoi genitori hanno scoperto che aveva saltato la scuola. E così via.

L’uomo si porta il tovagliolo alla bocca e si pulisce i baffi, beve un sorso d’acqua e poggia il bicchiere vuoto sul tavolo. Poi, raccoglie il giornale e la sua ventiquattro ore dalla sedia accanto a lui e si alza. Non so perché, ma continuo a guardarlo.

Si dirige verso la cassa. Lo vedo pagare, tirare fuori la moneta da un elegante portafogli in pelle firmato Prada e saluta sorridendo il barista. Si avvia verso l’uscita e lì accade qualcosa di strano, che mi ha lasciata spaesata.

Si avvicina sempre di più verso il mio tavolino, finché non mi passa accanto, e proprio in quel momento sembra tutto andare così lento, a rallentatore. Il suo passo diventa eterno e la sua testa si gira piano verso di me, finché non mi guarda, dritto negli occhi. Lo guardo anch’io, e sembra che mi stia guardando dentro, sembra che voglia dirmi qualcosa. Distende le sopracciglia, ha un’espressione inerme. Mi guarda con timida rassegnazione, come se avessi scoperto qualcosa.

Quel lungo attimo passa, e vedo lui camminare velocemente accanto a me. Mi guarda, sorride timidamente e supera il mio tavolino. Esce.

Ho avuto la sensazione che avesse capito il mio tentativo di esplorare la sua vita, è come se fossi riuscita a leggere il suo passato. Che io ci sia riuscita davvero?

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