Parola del giorno: Vestito sfigato.

Avete mai avuto un vestito sfigato? Io si. Ho un vestito sfigato nel mio guardaroba. E’ un vestito stupendo, mi piace moltissimo, è uno di quei capi che appena vedi in negozio ti trovi travolta da un non-ben-identificabile-senso-materno che ti obbliga a portare quell’abito con te, adottarlo e stargli vicino. Eh si, perché l’amore a prima vista ed il colpo di fulmine, esistono! Comunque, in quella situazione ovviamente non importa quanto spendi, perché l’amore per quel vestito è più forte di qualunque prezzo. Una volta portato a casa dal negozio perciò, l’ho provato di nuovo di fronte allo specchio, e accarezzando dolcemente la gonna a ruota, mandavo baci alla Marilyn Monroe, con tanto di espressione “Oh! Quest’aria che proviene da questa grata mi sta facendo alzare tutta la gonna!”.

Comunque, nonostante il mio amore per quel vestito sia davvero enorme, e mi porti ad indossarlo in molte occasioni che reputo “importanti”, possiede davvero una quantità di “sfigatezza” che ancora non so bene definirne bene quanta. Con “sfigato” non intendo “brutto”, bensì una cosa come “sfortunato”. O meglio, lui fa solo il suo dovere di essere indossato, ma poi la “sfigata” divento io. Non sono mai successe cose belle o interessanti le volte che ho indossato quell’abito. Vediamo un po’…

Ecco, la prima volta che l’ho indossato era una fresca serata di inizio primavera, e ho optato per abbinare a quel vestito di tonalità grigio scuro-verde, delle calze velate nere, accompagnandole con degli stivali anch’essi neri. Sono andata a fare aperitivo con degli amici, uno Chardonnay e qualche stuzzichino, risate e confessioni piccanti. Decidiamo di uscire dal locale, e, nel momento in cui mi alzo, “Craaaaaack!” le calze improvvisamente si fanno a brandelli, e io rimango attonita a guardare il mio ginocchio completamente scoperto dalle calze. Una risata generale, e rido anche io. Poi corro in bagno, mi tolgo le calze e le butto nel cestino del bar. E questa è la prima cosa che mi è accaduta con quel vestito sfigato.

Un’altra volta salendo sul tram che stavo per perdere, in tutta fretta e da pochissimo terminata un’energica corsa per prenderlo, riesco a salire sul mezzo e subito dopo le porte si chiudono dietro di me. Non riuscivo a muovermi. Cercavo di andare avanti e poi, ho realizzato. Il vestito era rimasto incastrato tra le porte, quindi molto probabilmente stavo mostrando il mio sedere all’aria alle auto che superavano il mezzo e ai passanti che lo osservavano passare. La fermata successiva (ovviamente) era una di quelle che sono particolarmente lontane da quella precedente, così credo di aver passato ben cinque interminabili minuti di vera vergogna. Tuttavia, credo di essere riuscita a non far notare il mio enorme imbarazzo alla gente che era con me sul tram. Per fortuna, una volta aperte le porte per far scendere e salire le persone, mi sono subito potuta muovere e ho sistemato l’abito. Però una risatina dentro di me me la sono fatta: dall’esterno credo che la scena sia stata esilarante!

Infine, ero finalmente riuscita ad ottenere un appuntamento con quel ragazzo che tanto mi piaceva. Sorriso incantevole, occhi avvolgenti, e una personalità davvero brillante. Decidiamo di vederci direttamente in quell’Enoteca che piace ad entrambi. Arrivo prima io, alle 21:35, lui deve ancora arrivare. Passano dieci minuti, niente. Un quarto d’ora, nulla. Gli mando un sms. Nessuna risposta. Arrivano le 22:00, provo a chiamarlo ma il telefono sembra staccato. “Ottimo!”, penso tra me e me “Direi che questa è una buca in gran stile! Meno male che sono in un locale dove c’è del vino buono!” E così, ho ordinato il secondo bicchiere di vino rosso, ho preso il libro che avevo in borsa, e ho accompagnato la lettura con una festa per le mie papille gustative. Il tutto mentre il mio cellulare era più silenzioso che mai. Finito il bicchiere di vino, sono andata a casa, delusa ed arrabbiata. Quel ragazzo il giorno dopo si è scusato per il suo comportamento, dicendomi che aveva avuto un imprevisto e che, avendo il telefono scarico, non aveva potuto avvisarmi che non sarebbe riuscito a venire. Mi sono sembrati eventi troppo “coincidenti”, perciò, l’ho salutato col sorriso e ho fatto in modo di non uscire più col “bellone-bidonaro”.

Ne avrei altre da raccontare, quel vestito mi ha accompagnata spesso in situazioni memorabili. Credo proprio quindi che sia un vestito sfigato visto che non ho mai passato dei bei momenti con lui. Nonostante questo, il mio amore per lui c’è ancora, e quindi continuo e continuerò a metterlo sempre, finché la “sfiga” non avrà davvero la meglio su di me.

Ormai, ogni volta che lo indosso, mi guardo allo specchio prima di uscire di casa, e sorridendo mi chiedo: “Chissà cosa accadrà stavolta!”.

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6 thoughts on “Parola del giorno: Vestito sfigato.

  1. ma allora non sono mie paranoie!
    non sono l’unica a credere in questa cosa!
    a questo punto il vestito sfigato esiste,ma noi accetiamo la cosa e continuiamo a indossarlo con fiera rassegnazione. e questo è quanto!

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