Parola del giorno: Itaca.

La poesia consigliatami da iraida2 (date un’occhiata al suo blog, davvero emozionante!) mi ha colpita moltissimo.

Conosco Kavafis già da qualche anno, ma questa poesia mi era sfuggita. E così ho pensato di pubblicarla, di condividerla con chiunque legga questo spazio. Credo possa far riflettere, oltre che essere di per sé una poesia davvero toccante. La prima volta che l’ho letta mi ha realmente toccato il cuore, e qualche timida lacrima è uscita dai miei occhi.

Eccola quindi per tutti voi, quest’isola magica…Itaca.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere, 
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi, 
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

(Kostantin Kavafis)

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Parole del giorno: Nello zaino, il cuore.

Sono distratta. Distratta da me stessa. Sto passando un periodo decisamente egocentrico, ma uno di quei periodi egocentrici che so che mi fanno bene, uno di quei periodi dove so che tutto e tutti girano intorno a me perché è giusto che sia così, almeno per una volta, perché è da troppo tempo che non mi concentro così profondamente su me stessa. E allora mi rendo conto che a volte quando gli altri mi parlano io non riesco comprendere a fondo, come vorrei, ciò che mi stanno dicendo. Le cose spesso mi scivolano sulla pelle come olio. Ma, come ho già detto, per il momento ritengo che sia giusto così.

Non voglio passare per una cattiva persona, non mi sembra di esserlo. E’ solo che credo che sia arrivato il momento per me, di guardami in faccia, guardarmi dentro e scavare fino in fondo. Voglio capire davvero chi sono io, voglio sapere cosa mi spaventa, voglio capire le mia potenzialità. Ma soprattutto, voglio essere limpida con la mia anima, affinché io lo possa essere anche con gli altri. Vorrei essere capace, un giorno, di parlare, col cuore in mano, a me stessa, e vorrei riuscire poi ad amare incondizionatamente quando sentirò che è la cosa perfetta da fare, per me e per gli altri.

Esploro me stessa per riuscire ad arrivare gli altri. E’ un viaggio lungo, difficile, tortuoso. Tuttavia, credo che alla fine ne sarà valsa la pena. Nonostante io non sia capace di individuare la data esatta d’inizio sono già parecchi mesi che sono così “egocentrica”, e un po’ di miglioramenti mi sembra di averli fatti. Ma credo sia solo l’inizio. Infatti non sempre accettare le cose si rivela un atto semplice, soprattutto perché di solito si trovano mille scuse, mille pensieri per metterle in disparte, per non pensarci, per posticiparle e per, forse, considerarle erroneamente come non dovremmo: sbagliate.

Eccomi quindi con lo zaino in spalla, con all’interno, ben impacchettato con la carta da imballaggio, il mio cuore. La salita è appena cominciata, il percorso è lungo e arduo, ma la vetta della montagna è ben visibile. Con il mio cuore a farmi da compagno in questo viaggio, percorrerò sentieri, mi riparerò dalle intemperie nelle grotte, dormirò sogni burrascosi ma con un lieto fine. Lui sarà quello che mi aiuterà a capire dove devo andare e cosa è meglio per me. Nello zaino, il cuore.

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Parola del giorno: Naso.

Lo so, credo sia già il secondo post in cui parlo di questo, ma proprio l’altra notte è stato così emozionante che non posso fare a meno di scrivere a riguardo. Ho provato la sensazione di essere consapevole: era come se tutto avesse un senso, tutti i tasselli si fossero inseriti perfettamente nel puzzle, ogni cosa era al suo posto ed io sapevo esattamente che cosa fare e cosa aspettarmi.

E’ successo così, di colpo. Ero in bicicletta, e pedalavo tra le strade illuminate dai lampioni che donavano un’aria ancora più ottocentesca agli edifici. Stavo tornando da una piacevole serata passata con un po’ di amici, protagoniste alcune confidenze, una Corona e risate. Mi trovavo quindi a pedalare sulla mia bici, e cantavo un classico di Nat King Cole, e intanto sorridevo. Cantavo e sorridevo. E’ stato proprio in quel momento, mentre mi guardavo attorno, mentre cantavo, mentre sorridevo, mentre osservavo il cielo punteggiato di stelle, che ho capito. E’ stata come se sulla punta del mio naso si fosse poggiato un puntino luminoso (forse una stella), che immediatamente andava a ricoprire tutto il mio corpo con la sua luce. Pedalavo illuminata dalla consapevolezza. Sorridevo, e cantavo. (La consapevolezza comincia dal naso…)

In quel momento mi sono accorta che sono felice. Che tante cose stanno andando come desideravo che andassero. Sono felice perché mi sono impegnata e ho raggiunto i miei obiettivi. Sono felice perché ho capito che ci sono tante cose nella vita che possono regalarci un sorriso. Gli amici, quelli che “sono pochi ma buoni”, quelli che ci saranno comunque sempre, perché ti conoscono e sanno come sei fatta; la musica che senti mentre sei per strada ma che non riesci a capire da dove provenga; il profumo di caffè che esce dalle finestre degli appartamenti del centro la domenica mattina; persone che sorridono, che si abbracciano, che si aiutano a vicenda; correre in bicicletta e avere il vento che fa volare i tuoi capelli, la brezza che ti accarezza il viso e  che gioca con la tua gonna.  Sono felice perché sono cresciuta, sono più consapevole di come sono fatta, del mio corpo, del mio carattere, dei miei limiti. Sono felice perché riesco ad essere umile e sincera con me stessa. Riesco ad ascoltarmi, a comprendermi fino in fondo.

E quindi, anche il fatto che alle volte (o spesso?) io mi senta sola, in un non-ben-definito modo, è venuto meno, perché in quel momento avevo davvero capito tutto. Non serve essere pieni di amici o avere delle relazioni se non riesci a capirti, ma soprattutto, se non riesci ad essere sincera con te stessa. Se non mi capisco io, vuoi che mi capisca un’altra persona?

Ecco perché tutto era perfetto. Ogni cosa era al suo posto. Avevo davanti a me la soluzione a tutto. E’ stato un momento fantastico. Io, da sola, che pedalavo per le strade di questa meravigliosa Città mentre cantavo un classico di Nat King Cole. E il tempo si era fermato, tutto quanto intorno a me era immobile. Mi veniva da urlare e gridare a tutti la mia felicità. Non riuscivo a tenermi tutto dentro, tutta quell’emozione che mi pervadeva il cuore, la testa, il corpo. Ero un fascio di felicità.

Ero l’unica persona che poteva godersi tutte quelle belle cose, proprio grazie alla consapevolezza di me che in questo ultimo anno ho acquisito. Come ci si sente? Bè, alla grande!

Per vedere quante piccole belle cose ci possono rendere felici,

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Parola del giorno: Autobus.

E’ da parecchio tempo ormai che ho l’abitudine di leggere mentre sono sui mezzi pubblici, e come me, vedo molte persone che passano il tempo del viaggio leggendo libri, riviste o qualsiasi altra cosa.

A volte mi dimentico dove sono, alzo lo sguardo, e ho superato la fermata. Così, chiudo il libro in fretta, dimenticandomi di inserire il segnalibro fra le pagine e mi precipito verso l’uscita, per scendere dal mezzo il prima possibile. I libri mi rapiscono, mi catapultano nel mondo che gli autori mi raccontano. Io sono lì con i personaggi, mi ritrovo a soffrire e a gioire con loro. Sto loro accanto. Mentre, tutto intorno a me, cambia continuamente paesaggio e l’autobus si muove veloce, le persone parlano al telefono, pensano, ascoltano la musica, oppure si ignorano a vicenda.

Oggi ho notato per la prima volta che di solito le persone che leggono sui mezzi pubblici attirano due tipi di sguardi: l’interessato e l’alieno.

Dunque, l‘interessato è quello che appena sale sul mezzo ti individua subito, magari accenna un sorriso a vederti leggere un libro, e spesso è quello che cerca in tutti i modi (anche abbastanza sfacciatamente), di cercare di leggere il titolo del romanzo, oppure, peggio ancora, si mette accanto a te, mettendosi a leggere spudoratamente le pagine che stai consumando con gli occhi.

L’alieno è invece quel tipo di sguardo che appena ti vede ti guarda incuriosito della serie ma-che-diavolo-sta-facendo-quello/a. Di solito sgrana gli occhi, a volte li strofina pure con le mani. Non crede a quello che sta vedendo! Cos’è quell’oggetto che tiene tra le mani quella persona, con pagine da sfogliare? E così, dopo un’attenta analisi di quel parallelepipedo, deluso ed annoiato torna a fare quello che stava facendo ed ignora i lettori sull’autobus. Per me si tratta di gente che non apprezza la ricchezza di un libro letto in un mezzo che si muove, grazie al quale tutto in realtà si ferma…

E voi leggete sui mezzi pubblici? Avete mai fatto caso a come vi guardano le persone? Fatemi sapere, sono ansiosa di conoscere le vostre esperienze.

Parole del giorno: Venere, mercoledì 6 giugno 2012.

Ho messo la sveglia alle 5:20. Stando a ciò che leggevo su internet, in teoria, il sole sarebbe sorto di lì a poco. Così, appena ho sentito il trillo della melodia, sono balzata in piedi, sono andata in bagno, mi sono sistemata, ho indossato una felpa, e ho portato con me dei vecchi negativi di rullini fotografici, affinché potessi guardare bene il sole.

Una volta uscita di casa sono stata accolta da una timida giornata di inizio estate che stava nascendo. Era già tutto chiaro e non c’era in giro nessuno. Solo in lontananza sentivo il rumore di qualche motore che partiva e si dirigeva chissà dove. Gli uccelli erano gli unici già svegli: forse, come me, volevano assistere a quello spettacolo che mai avrebbero rivisto.

Arrivata in cortile mi sono messa a guardare il cielo: dovevo capire il punto migliore per riuscire a vedere l’alba. Ho cominciato a vagare per il grande parcheggio, accompagnata dallo scroc scroc che le mie sneakers producevano calpestando il ghiaino. Intanto gli uccelli si spostavano da un tetto all’altro, battendo le ali energicamente. Anche loro credo che cercassero il punto migliore per godersi lo spettacolo.

Nel cielo c’era qualche nuvola. Erano color panna con delle striature rosate. Era un cielo di quelli che si vedono nei dipinti. Una volta capita la direzione da cui sarebbe sbucato il sole, mi sono seduta sul prato, che rispetto al parcheggio, si trova più in alto, ed è collegato ad esso attraverso una scala di cemento.

Ore 5:45. Ancora non riuscivo a vedere il sole. Ma era così bello starmene lì seduta, con la brezza fresca che mi abbracciava, mi dava il buongiorno. Niente si muoveva. Tutto dormiva. Sembrava che l’unico essere umano al mondo fossi io. Ero completamente sola e mi pareva che l’alba fosse uno spettacolo riservato esclusivamente per me. Con gli occhi all’orizzonte, mi godevo l’attesa. La testa vuota. Ero emozionata come una bambina!

Ore 6:02. Finalmente il sole! Quella palla arancio-giallastra finalmente aveva deciso di mostrarsi! Mi sono tirata su in piedi, di scatto e credo di aver sorriso per tutto il tempo che mi sono messa a guardare. I negativi davanti agli occhi, e lo spettacolo irripetibile era lì, solo per me. Quel sole nascente, con quel neo su di sé. Che meraviglia! Che esperienza magica!

Chiunque se lo fosse perso, bé, mi dispiace proprio per voi. E’ stato uno spettacolo davvero suggestivo. Credo tuttavia che la cosa più bella sia stata l’avere l’alba solo per me, godere di quello spettacolo da sola. Consiglio: fatevi un regalo del genere un giorno! Mettete la sveglia presto, e godetevi il sole nascente, da soli. La vostra giornata comincerà un po’ assonnata (è vero), ma vi darà un’energia che non credereste nemmeno di possedere.

Detto questo, ringrazio Venere,  ringrazio il Sole e l’alba. Ci rivediamo nel 2117.

A Picturesque Venus Transit
Credit & Copyright: David Cortner

Parola del giorno: Trecentosessantacinque.

E alla fine arriva la consapevolezza. Così, d’improvviso. Come uno schiaffo che non ti aspetti. Apri gli occhi, e ti rendi conto che tutto è cambiato, che tutto è diverso da come te l’eri immaginato. Non credevo sarebbe andata così. Non pensavo che trecentosessantacinque giorni dopo sarebbero state in questo modo le cose. Un giorno ti sembra tutto normale, il giorno successivo la consapevolezza ti travolge e ti stravolge l’esistenza. In un secondo ti ritrovi con pensieri diversi, consapevoli e che devi accettare. Che tu voglia o no, adesso le cose stanno così. Basta piangersi addosso, l’unica cosa che si ha da fare adesso è di prendere le cose come sono ora, tirare un respiro profondo, e rendersi conto che questa è la realtà, e che non si può fare altro che annuire ad essa e ricominciare. Andare avanti con questa nuova consapevolezza, come degli occhiali nuovi con i quali guardare nuovamente la realtà.

Sono passati esattamente trecentosessantacinque giorni. Non avrei mai detto che un anno dopo le cose sarebbero state così, non credevo che sarei stata quella che sono oggi. Non pensavo che mi sarei ritrovata a percepire i cambiamenti avvenuti nel giro di trecentosessantacinque giorni in un giorno di inizio estate. Sarà il profumo dei fiori che è nell’aria, o le foglie che ieri cadevano dall’albero che mi faceva ombra. Sarà che mi sento diversa, migliore, più consapevole di me stessa, del mio corpo, della mia vita, del mondo. Sono cresciuta. Improvvisamente me ne rendo conto, da un giorno all’altro, che le cose in realtà sono cambiate rispetto ad un anno fa. E’ stato a volte difficile e doloroso, ma nonostante tutto ne è davvero valsa la pena. Mi sento bene, e mi piace respirare questa nuova aria e farmi accarezzare la pelle da questa fresca brezza, come un abbraccio.

Ci sono cose che mi sarebbe piaciute fossero andate diversamente, forse più per curiosità, magari. Tuttavia credo che le cose dovevano necessariamente andare così, per farmi capire che persona sono veramente, per fare sì che io potessi rendermi conto che è grazie a tutto ciò che è accaduto quest’anno, che posso essere orgogliosa di quella che sono oggi.

La consapevolezza che arriva come uno schiaffo, da un giorno all’altro, trecentosessantacinque giorni dopo.