Parole del giorno: Ricordo ciò che avevo dimenticato.

Ciò che scrivo si riferisce a qualche giorno fa…

Era una giornata di pioggia, grigia e con le nuvole annerite dal temporale. L’asfalto bagnato emanava il suo particolare odore, che a me tanto piace. I colori brillavano grazie all’atmosfera plumbea: le piante verdi risaltavano e la casa rosso mattone non era mai stata così rossa mattone.

La pioggia continuava inesorabilmente, ininterrottamente a scivolare giù per le grondaie, giù fra gli ombrelli della gente, lungo i marciapiedi e sui vestiti di quelli che avevano sfidato il tempo uscendo senza qualcosa che potesse proteggerli dall’acqua.

Quel giorno non avevo nulla da fare. O meglio, non c’era niente che mi obbligasse ad uscire di casa. Così, mi misi in camera a leggere, ma dopo un po’ mi resi conto che ero troppo distratta: le vicende dei personaggi mi sfuggivano, le descrizioni non mi prendevano e dopo una lettura di un minuto mi imbambolavo, con le parole nere  che ballavano sulla carta bianca. Quindi decisi di smettere. Evidentemente non era quello il momento di immergersi nella lettura.

Decisi di passeggiare per casa. Cucina, soggiorno, bagno, e così via. Mi sentivo un folletto che se ne va da una parte all’altra del bosco per raccogliere bacche, e così, saltellando di qua e di là, mi ricordai improvvisamente che in cantina avrei dovuto avere ancora molti scatoloni dei giochi che utilizzavo da bambina.

Mi diressi verso la porta della cantina. Aprii la porta, accesi la luce e cominciai a percorrere le scale. Il corrimano era liscio e freddo, e dai muri trapelava la sensazione di umidità che quel giorno mi stava investendo. Arrivata giù, accesi la luce della stanza, che, dopo un po’ di esitazione della lampadina, si illuminò emanando una luce di un giallo artificiale. In fondo alla stanza, c’erano almeno cinque grosse scatole disseminate in posti diversi. Tutte erano decorate con vecchi personaggi che amavo. Aprii la prima scatola. Poggiai il coperchio sulle piastrelle fredde e subito ne uscirono impercettibili e minuscole palline di polvere. Lì, dentro a quegli scatoloni, c’ero io. Io che avevo cinque oppure sei, oppure anche dieci anni. Bambole su bambole. C’erano tantissime bambole, alcune senza testa, di altre invece c’era solo il corpo. Tanti vestitini per ogni occasione. Man mano che tiravo fuori una bambola alla volta mi sentivo di nuovo quella bambina che passava le giornata in quella stanza a giocare e ad inventare storie. Poi aprii anche gli altri scatoloni: c’era di tutto! Peluches, Micro Machines, Playmobil, Lego e Polly Pocket. Mi credete se dico che di molti di questi me ne ero completamente dimenticata? Alcuni giochi non ricordavo nemmeno di averli avuti!

Cominciai a guardare con occhi nostalgici quei giocattoli che mi avevano permesso di allenare la mia fantasia, allargare la mia immaginazione e di passare un’infanzia così felice. Mi misi un po’ a giocare, a tirare fuori quei giochi di cui mi ero dimenticata. E così mi ricordai ciò che avevo dimenticato: pian pianino tutto ritornò alla mia mente, un po’ più nitido. Fu come essere tornata indietro nel tempo nel giro di pochi secondi, essere di nuovo piccola ed ignara di tutto, con i giochi che mi facevano volare con la fantasia e che mi facevano compagnia in giornate come quelle, con la pioggia, la casa color rosso mattone e l’odore dell’asfalto bagnato.

 

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