Parole del giorno: La mia vita su carta.

Stavo facendo un po’ di ordine in camera mia, svuotando i cassetti, buttando cose inutili che un tempo invece avevo evidentemente reputato come funzionali, spostando di qua e di là oggetti, ritrovando cose perdute. E così, mi sono imbattuta in alcuni diari, scritti circa tra il 2007 ed il 2010.

Innanzitutto, vi devo dire che fin da bambina ho sempre tenuto un diario. Ho avuto dei periodi non produttivi, dove non reputavo importante scrivere, in cui non avevo la testa per questa attività e mi perdevo a rincorrere cose futili. Tuttavia, penso di aver comunque sempre tenuto un diario fin da quando ho imparato a scrivere.

Mi devo dividere fra due città: una è quella in cui sono cresciuta, l’altra invece, è quella che mi sta facendo crescere, dove da circa quattro anni vivo per frequentare l’università. Ebbene, credevo di avere lasciato la maggior parte dei diari nella mia città d’origine, invece ne ho ritrovati alcuni nella città in cui studio. E che sorpresa!

La cosa divertente è vedere come si è evoluta la mia capacità creativa e lo stile di scrittura. I primi diari erano caratterizzati dalle parole “Caro diario” all’inizio di ogni pagina, in cui scrivevo ciò che avevo fatto a scuola, a che giochi avevo giocato, com’era andata la lezione di nuoto, tennis, violoncello, e alle prime cotte infantili. Disegnavo spesso, anche figure non propriamente sensate, abbellivo le parole che reputavo più importanti con penne dall’inchiostro glitterato e profumato, attaccavo adesivi qui e lì e disegnavo cuoricini rossi e blu di dimensioni differenti. Crescendo poi, il diario ha cominciato a perdere colore, e a riempirsi di dubbi, paranoie, parole che tentavano di dare un senso ai cambiamenti in atto. Successivamente è arrivato il primo amore, e con esso i cuori sono risbucati. La felicità era tangibile attraverso quelle pagine. Scrivevo di noi, di ciò che provavo e di quanto fosse divertente. Dopo è arrivato il momento in cui entrambi abbiamo detto “Fine“, e così le parole sono cominciate ad essere più tristi e ogni tanto qualcuna di loro ha ricevuto una lacrima, così alcuni fogli si sono un po’ rovinati.

Ma tutto passa. Il tempo procede lento ed inesorabile, ma ogni cosa ci fa crescere ed ogni cosa ci fa capire chi vogliamo essere. Così i diari continuavano ad essere scritti, con frasi un po’ più serene, sempre mettendo in dubbio alcune cose che mi capitavano, finché non sono diventati un luogo in cui sfogare tutti i miei pensieri, i problemi che mi attanagliano, per fare in modo di trovare una soluzione ad essi attraverso la scrittura. Adesso sono parole più mature, ancora un po’ spaventate dal futuro, ma sono anche consapevoli del passato e soprattutto degli insegnamenti che esso mi ha donato. Ogni esperienza, rileggendola, mi ha emozionata, con la pelle d’oca e, altre volte, con un po’ di lacrime. Il sorriso mi ha accompagnata nella rilettura di quelle pagine, ma rileggere la mia tristezza è stato come avere un coltello in pancia. Una forte e dolorosa fitta, che mi ha catapultata nel momento i cui ho riempito di inchiostro quelle pagine.

E adesso, mentre sto scrivendo il diario del presente, ripenso a tutta la mia vita sulla carta, sapendo che ho la possibilità di sorridere di nuovo, che me lo merito. Sono consapevole che ci saranno altrettanti momenti tristi ed altrettanti momenti difficili, ma le pagine che ho scritto mi hanno insegnato che posso superare tutto. Magari ci vorrà del tempo, e anche parecchi diari. Ma alla fine l’unica cosa che conta è che so bene che riuscirò a vivere la mia vita come voglio viverla, serenamente e pronta ad abbracciare qualsiasi nuova esperienza. Questi sono gli insegnamenti che mi hanno fornito i miei diari, le mie pagine, la mia vita su carta.

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Parole del giorno: Cominciare a leggere un libro è come cominciare a conoscere una persona.

Cominciare a leggere un libro è come cominciare a conoscere una persona. La vedi da lontano, magari le stringi la mano perché venite presentati da amici in comune. Magari te ne avevano anche già parlato. Poi ti ritrovi ad osservarla, a giudicarla dalla copertina, anche se tutti sanno che non si dovrebbe fare, ma, d’altronde, è un atto spontaneo. In qualche modo ti rendi conto che quegli occhi che ogni tanto incrociano il tuo sguardo ti piacciono, anche se alle volte riuscire a reggerlo è difficile perché ti imbarazza. Così decidi di tentare, provare ad aprire leggermente quel libro e iniziare a scrutare le parole inserite all’interno di esso. Vi trovi una sovracopertina un po’ rigida, e succede ogni tanto di ritrovare delle parole dolorose, tristi, che si rifanno ad esperienze che hanno indebolito il cuore di quella persona. Tutto ciò ti intenerisce, vuoi scoprire altro di quel libro, perché quelle parole così vere, così reali, così tristi ti hanno toccato profondamente il cuore. Esci con quella persona la prima volta e noti come sia facile parlare con lei, ti sembra che quel libro sia familiare, forse lo leggevi fin da bambina. Ti rendi conto che quelle parole dolorose scritte all’inizio forse sono un monito per chi si prenderà cura di quelle pagine, che dovrà sfogliare con delicatezza e amore. Le uscite continuano, gli abbracci diventano naturali, e vai avanti con naturalezza a leggere quelle pagine. Ti raccontano di ogni esperienza, ogni risata, ogni viaggio: ogni parola costruisce la persona che hai davanti, e che, chissà perché, ha deciso di aprirsi proprio con te, di farti leggere le sue pagine. E allora, l’unica cosa naturale che ti viene da fare è accarezzare piano quei fogli, e lentamente aprire il tuo libro e far leggere la tua storia. Ci sono momenti felici, momenti tristi, esperienze che ti hanno segnata. Però hai visto come quella persona è riuscita ad aprirsi con te e credi perciò che la cosa giusta da fare sia quella di lasciarsi leggere, avendo in questo modo la possibilità di poter scrivere delle pagine, insieme.

http://baglioreresiduo.blogspot.it/2010/08/il-vento-scrive-su-la-docile-sabbia-il.html

Parole del giorno: Corro, rido, e mi sento viva.

Sapevo che era tutto irreale, che nulla era vero. Però mi piaceva crogiolarmi fra le braccia di quel sogno. Sapevo che sarebbe durato poco. Ma volevo comunque rimanere stretta a questa finta realtà che stavo respirando. Gli occhi chiusi, e la mente vedeva tutto.

La spiaggia era quasi deserta. C’era solo un labrador che correva e il suo padrone poco distante da lui. Un anziano passeggiava lentamente tenendo le mani dietro la schiena. Sembrava pensasse ai tempi passati, magari a sua moglie, a quant’era bella la vita insieme a lei, alla loro complicità che nessun altro poteva comprendere fino in fondo come solo loro due facevano.

Io ero lì, osservavo il vecchio, e come le zampe del cane formassero delle impronte che subito il mare ripuliva con l’acqua. Le onde erano alte ed agitate. Era un tipico mare invernale un po’ turbato. Il cielo era punteggiato qui e lì da nuvole, che col tramonto cambiavano colori dopo pochi secondi. Pareva di essere all’interno di un quadro, o di una tavolozza di colori di un pittore che sta decidendo quali colori utilizzare per la sua tavola ancora bianca.

Il vento buttava nel caos i miei capelli, che inutilmente cercavano di seguire il suo corso. L’aria fredda mi arrivava sul viso, ma era un’aria fredda piacevole. Era come una calda carezza in un giorno in cui tutto è così buio. Aprii le mie braccia verso il cielo, e cominciai a girare su me stessa, chiusi gli occhi, e iniziai a godermi il vento, il rumore delle onde che andavano a morire sulla spiaggia. Poi iniziai a correre lungo il bagnasciuga, con tutta la forza che avevo nelle gambe. Correvo, ridevo. Ero felice. Così come non lo ero da tanto tempo. Mi ero dimenticata come fosse sentirsi così. Mi sentivo viva. Ogni muscolo, ogni mio centimetro di pelle era finalmente vivo.

Il sogno svanì, e io dovetti riaprire gli occhi. Ma ridevo ancora. Ero di nuovo viva.