Parole del giorno: Questa è la triste storia dei guanti abbandonati.

Ogni stagione ha i suoi pregi ed i suoi difetti. La primavera ti abbraccia coi mille profumi di fiori, le giornate diventano tiepide, il sole si fa vedere più spesso e si possono fare pic-nic e lunghe passeggiate. Tuttavia, la primavera a volte non è proprio il massimo. E sto parlando di coloro i quali hanno allergie ai pollini. Roba da chiudersi in casa con una scatola di fazzoletti che non finiscono mai.

Poi arriva la meravigliosa estate. Mare, belle giornate, caldo, serate all’aperto, falò in spiaggia, chitarra e vino. Si balla scalzi, si ride e si ha più voglia di vivere.

Pochi mesi dopo arriva il momento di coprirsi un po’. Le foglie degli alberi cambiano colore gradualmente, dal verde, al giallo, il rosso, l’arancione. Fino a volare fino giù, per terra, sul morbido prato o sul duro asfalto. Una delle cose che adoro di più dell’autunno è il pavimento di foglie che ci si ritrova a calpestare. Cric croc. Ogni tanto ne raccolgo qualcuna, e le metto fra le pagine di un libro, al riparo da altri calpestatori distratti.

La pioggia bagna il terreno più di frequente, le temperature si abbassano ed il sole diventa anch’esso più freddo e meno luminoso. Così, è già arrivato l’inverno. Il freddo, le sciarpe calde, la cioccolata con panna, i bar affollati, le luci di Natale in giro per la città, la gente che corre a comprare i regali, pacchetti di tutte le dimensioni, di tutti i colori, il profumo di neve, il vento gelido sul viso, le calze parigine decorate, i berretti. E’ una stagione che mi piace molto. La neve che si fa desiderare, che poi cade, si poggia sul terreno, si scioglie, oppure è forte, resiste, e comincia a trasformare tutto in un regno magico in bianco e nero.

Però, è anche una stagione molto triste. Milioni di abbandoni dovuti a gente distratta, di fretta, che ha in mente altro, e che a loro non ci pensa. E loro rimangono lì, da soli ed immobili dove li hanno lasciati, in attesa che qualcuno li raccolga. Li vedi che sono tristi, quei poveri guanti abbandonati, e allora non sai se raccoglierli. Ma sono da soli, non sono in coppia, tristemente separati dalla loro metà che li completa. E allora, mentre sali sul tram, li guardi dal finestrino. Loro sono lì, seduti sull’asfalto alla fermata, ti guardano con occhi tristi. Ti piange il cuore lasciarli lì, ma in fondo sai che qualcuno li ritroverà, li farà ricongiungere con la loro metà.

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