Scrivere è scavare dentro di sé.

Alle volte l’unica cosa che riesco a fare è scrivere. Non scrivo niente in particolare, mi faccio solo trasportare da ciò che mi circonda, suoni, emozioni e ricordi: prendono il sopravvento sulla mia parte cosciente e comandano le mie dita sulla tastiera. Nulla è già deciso, tutto è da scrivere. In queste situazioni mi sento imprevedibile come lo è la vita: non sai mai cosa può succedere. Puoi immaginarlo, pensare a “come potrebbe essere se”, ma nel momento in cui ciò non accade, non saprai mai come sarà veramente. E così l’immaginazione comincia a navigare sull’oceano, attraverso una grande nave da crociera, incontrando nuovi personaggi e vivendo nuove avventure.
Ci sono momenti in cui scrivendo mi viene da piangere, perché in qualche modo le parole che digito riescono a suscitare in me qualche emozione che si era nascosta un po’ lì, in fondo nel cuore. Voleva rimanere sola, non desiderava emergere, ed invece una parola, un pensiero, un ricordo, hanno fatto sì che uscisse allo scoperto, pungesse il cuore, e colpisse inesorabilmente la mente, bagnandomi il volto. Non sempre riesco a fermare le lacrime, perché esse continuano a scendere ed i pensieri tristi escono poi uno ad uno. Non è facile scrivere in queste situazioni. Scrivo le cose più profonde, ciò che il mio cuore aveva appunto nascosto da tempo, magari per proteggermi e non affrontare certi problemi. Ma tutto prima o poi ritorna, tutto una volta o l’altra ci colpisce di nuovo, finché non troviamo una soluzione a ciò che ci fa soffrire. E sarà quello il momento in cui riuscirò ad asciugare le lacrime, mettere un punto all’ultima frase, salvare il file sul pc, chiudere e ricominciare a sorridere

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