Le piccole cose in aeroporto.

E’ proprio vero. Siamo tutti uguali. Proviamo tutti le stesse emozioni, chi più, chi meno. O meglio… C’è chi non riesce a trattenere ciò che prova, e lascia così volare in aria la propria gioiosa risata o il suo pianto che proviene dal cuore. C’è chi, invece, è più introverso, e si tiene diciamo tutto dentro: felicità, tristezza. Non condivide con il vento le proprie emozioni, ma preferisce tenerle per sé, spesso accompagnate da molte riflessioni. Ma alla fine siamo tutti uguali: ognuno di noi ha il cuore che pulsa, lo stomaco che può far male quando si è emozionati, le lacrime che bagnano il viso, i denti che sbucano mentre si ride.

Siamo tutti emotivi. Magari non lo diamo sempre a vedere, ma penso sia impossibile non provare nulla, non emozionarsi.

Un posto che mette a prova la propria capacità di provare emozioni, è la zona degli arrivi in aeroporto. Ci sono molte persone, lì, tutte per lo stesso motivo: sono tutti in attesa di qualcuno. Qualcuno come un cliente che devono convincere, il figlio che torna dalla sua prima vacanza senza i genitori, il fidanzato, lo zio che abita dall’altra parte del mondo, la moglie, i nonni, o dei turisti che fanno la loro prima visita in quella città.

E così, siamo lì ad attendere che le porte scorrevoli rivelino il viso che stiamo aspettando, quel viso che sappiamo ci farà provare emozioni di qualsiasi tipo. L’agitazione cresce, la suspance è alta. Quelle porte sembra si aprano lentamente. Lo fanno apposta per mantenere l’attenzione di noi in attesa. Il fiato sospeso mentre piano le porte scorrevoli si separano l’una dall’altra e poi…un piccolo sospiro interiore di delusione quando vediamo un viso che non conosciamo. C’è chi però quel viso lo conosce: e così si sentono urla di felicità, gioia, serene esclamazioni, si vedono dei simpatici cartelli per lo zio che era in Brasile da molto tempo, il fratellino che urla il nome di quello maggiore che non ha visto per qualche settimana, i nonni che riabbracciano i nipotini, i genitori che rivedono la figlia che si è trasferita lontano e poi, la madre con il bambino di quattro anni circa, il quale si trascina un piccolo trolley che viene improvvisamente lasciato lì alla vista del padre. Gli corre  incontro urlando: “Papà!!!”. Il genitore lo prende in braccio ed entrambi chiudono gli occhi godendosi il calore dell’abbraccio che tanto mancava loro. E noi spettatori assistiamo a queste scene, tutti uguali, tutti col nostro sorriso da ebeti che ci fa capire come ognuno di noi riesca ad emozionarsi per queste piccole cose. Gioia, felicità, amore.

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