L’immaginazione salva vite umane.

Credo che la fantasia mi permetta di salvarmi. Riuscire a dimenticare il dolore per un po’ grazie all’immaginazione è per me  davvero importante. Riesco a vedere oltre, penso lontano. Mi guardo intorno ed ora mi trovo in una grande città, stimolante, caotica, ma ricca di possibilità, di persone interessanti da conoscere, di nuove esperienze tutte da fare; ora, invece, sono in un bosco, di mattina, sola, con della lieve nebbia rotta da un raggio di sole ed il profumo del terreno umido che mi inebria.
Tanti mondi, tante situazioni che vorrei poter vivere realmente, che fanno parte di me e che sono fatte di me.
L’immaginazione mi salva nei momenti bui, in quei momenti in cui la mente la sento lavorare troppo e allora decido di staccare la spina della corrente, e di andare solo a batteria. Ed ecco che il meccanismo pian piano si mette in moto, i pensieri confusi si mescolano, perdono la loro originale essenza per crearne una nuova, sincera, ricca di speranza. Mi trovo in posti in cui posso stare tranquilla e dimenticare lo stress, i brutti pensieri, le paure. Almeno per un po’, voglio regalarmi un viaggio in un posto solo mio.

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Le cicale ed il futuro.

Abito in un posto molto tranquillo, lontano dalla città, dai rumori del traffico e dalle luci dei centri commerciali. Intorno a me solo distese di campagna, alberi e piante. L’unico suono che sento in questi caldi giorni di agosto  sono le cicale che friniscono. Come una musica di sottofondo, fanno compagnia ai miei pensieri.
Così, immersa in questa cornice rilassante, mi domando: dove sarò tra un anno? Cosa penserò fra 365 giorni? Che emozioni proverò? Alle volte penso che sarebbe bello sapere già tutto in anticipo. Saremmo preparati al futuro ed avremmo il tempo per farlo. I dispiaceri sarebbero digeriti meglio, ma, le cose belle verrebbero assaporate meno. Forse è semplicemente meglio così: poter solo aspettare il momento in cui il futuro diventa presente ed accettare ciò che succede, attendere che le cicale terminino di produrre la loro musica giornaliera, lasciando il posto alla luce delle lucciole. Intanto, posso quindi solo fantasticare ed immaginarmi come possano andare le cose. Scegliere una strada al posto di un’altra, e la loro rispettiva conseguenza. Adesso mi metterò sull’amaca in giardino, appesa fra due alberi di noci, immersa nella natura e godendomi l’ombra delle fronde. Chiuderò gli occhi e mi farò cullare dalle cicale, cercando di imprimere bene nei miei ricordi questo giorno, affinché, tra un anno, lo ricorderò, e sorriderò a quella ragazza sdraiata su un’amaca che fantasticava sul suo futuro in un giorno d’agosto.

“Se sei triste, dormici su”- mi hanno detto.

Mi hanno detto che uno dei modi migliori per allontanare la tristezza è dormirci su. “Se puoi, sdraiati, metti i fazzoletti a portata di mano e comincia a stringere il cuscino. In pochi minuti le tue lacrime avranno un effetto soporifero e ti ritroverai abbracciata a Morfeo. E’ anche possibile che sognerai, e molto probabilmente sognerai ciò che più vuoi, ovvero, la ragione della tua tristezza.”

E’ vero, diciamo che come modo può funzionare. Riflettevo su questa cosa, e pensavo come questo sia un modo per allontanare la tristezza solo in modo temporaneo, perché, una volta salutato Morfeo, essa si ripresenterà prepotentemente nel nostro cuore. E’ la fase che però è necessaria. In un momento di piena tristezza abbiamo bisogno di un periodo in cui ci lasciamo andare alle emozioni, dove l’unica cosa che conta è piangere, piangere e piangere. E con le lacrime, il sonno e Morfeo arrivano in poco tempo. Ma una volta svegliati da un sogno che riesce a calmarci, ecco che la realtà ci sbatte in faccia come stanno le cose. E così, non possiamo fare altro se non lasciare perdere ciò che avevamo sognato (visto che era palesemente una costruzione della nostra mente e del nostro cuore), avendo così due possibilità davanti a noi: continuare a piangere e dormire, a fasi alterne, facendo spesso visita a Morfeo, oppure, iniziare a considerare che il dio del sonno non può fare nulla per noi, se non ritardare la nostra presa di azione. Quindi, possiamo prendere in mano la situazione e cominciare a ragionare sul da farsi. E’ doveroso piangere e sfogarsi, ma ad un certo punto dobbiamo essere forti, e riuscire così ad abbandonare la voglia di dormire per dimenticare, e ricominciare a vivere. Mettere un pochino da parte il cuore (ma solo un pochino, poiché lui ci è assolutamente necessario!), e razionalizzare la situazione, prendere provvedimenti, cominciare a valutare i pro ed i contro, ma, soprattutto, pianificare la nostra prossima mossa. Basta dormire e piangere, adesso è il momento di reagire per cambiare le cose.