Sospesa.

Vorrei fermare tutto. Rimanere sospesa nell’aria come fanno le rondini, immobili nel vento ad ali spiegate. Mettere tutto in pausa: i pensieri, le preoccupazioni, le persone. Continuare a volare senza il minimo sforzo, solo accarezzando il vento, attraversandolo inerme, e l’aria fresca che punzecchia il volto.

Per un po’ vorrei fermare anche le emozioni, il cuore. Non sentire più nulla. Dimenticarmi di tutto, di ogni cosa e rimanere sospesa nel cielo guardando il mondo da lassù. Le piccole case, i campi colorati di verde, giallo ed arancione, le strade, le piccole auto.

Non sentire più lo stress, il nodo in gola, il mal di pancia, il respirare faticosamente. Vorrei fermare anche il respiro. Piano piano non avere nemmeno più bisogno di aria, e riempire i polmoni solo di cielo.

Vorrei avere attorno a me il silenzio, che può solo sussurrarmi di stare tranquilla, perché tutto andrà bene.

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Comunicare è vivere.

È mercoledì sera e il centro brulica di persone. L’estate è ormai finita, fa fresco, è un piccolo assaggio di autunno.
Cammino e il brusio è forte, posso distinguere facilmente alcune parole. Chi parla di persone appena incontrate, chi dell’estate appena conclusa,  chi parla dei propri problemi, delle proprie preoccupazioni, e chi si fa una bella risata davanti ad una birra. Ognuna di queste persone sta comunicando qualcosa: con la voce, col corpo, con gli occhi,  e perfino con gli abiti indossati. Hanno tutti bisogno di esprimersi, di dire qualcosa all’altro.
Comunicare, che non significa parlare. Dire le cose per fare sì che l’altro capisca e che veda il mondo con gli occhi di chi gli rivolge la parola. Ma, soprattutto, abbiamo bisogno di comunicare per sentirci vivi, compresi, simili, per poter esprimere le nostre idee e come ci sentiamo.
Ogni parola è quindi importante, ed il suo significato, spesso, va al di là di quello che il parlante intende, amplificandosi, e rimbombando lievemente per le strade.