Piuttosto che usare il “piuttosto che” in modo sbagliato, apro il dizionario.

Sento chiunque e dovunque usare “piuttosto che” in modo sbagliato. Ricordo che la prima persona da cui lo sentì fu la mia professoressa di italiano e letteratura in quinta superiore. Iniziò a venirmi qualche dubbio, mi dissi che probabilmente ero io ad usare il “piuttosto che” in modo non corretto essendo lei per me il simbolo vivente dell’Accademia della Crusca.

Ebbene no, signori. Alla fine avevo ragione io. Anche la mia stimatissima professoressa di italiano e letteratura usava il “piuttosto che” in modo scorretto. E questo risale a circa 10 anni fa.

Il problema è che oggigiorno sento davvero troppo spesso usare il “piuttosto che” come se fosse sinonimo di “o”, quindi con valore disgiuntivo e lo sento utilizzare da chiunque, giovani, meno giovani, manager e direttori. Ma attenzione, non è così che si usa! Rischiamo infatti di dare ai posteri una lezione sbagliata tramandando di bocca in bocca il “piuttosto che” con uso disgiuntivo!

Come si usa veramente il “piuttosto che”? Si usa, ad esempio, in questo modo:

Preferisco andare al cinema a vedere un film piuttosto che a teatro. 

Avete capito dove sta la differenza? Io preferisco il cinema al teatro, preferisco andare a vedere un film anziché a teatro. Il “piuttosto che” ha infatti valore comparativo, ovvero “che stabilisce una comparazione, […] esprimendo il valore di una caratteristica rispetto ad un termine di paragone” (Il nuovo Zingarelli minore, ed. Zanichelli maggio 2008).

Usando lo stesso dizionario e andando a pagina 910 alla voce “piuttosto”, si legge:

“[…] nelle locuzioni congiuntive piuttosto di, che: anziché (introduce una preposizione comparativa con il verbo al congiuntivo o all’infinito). Piuttosto che tradire, preferì la morte; fa mille cose piuttosto che studiare”.

Compare tuttavia la voce di “piuttosto che” usato nel linguaggio colloquiale ed impropriamente con valore disgiuntivo di “oppure, o”, come: “Alla sera mangio soltanto del formaggio piuttosto che un uovo o della verdura.”. Ma attenzione, il dizionario stesso lo inserisce come uso improprio e scorretto.

Sono consapevole che spesso le parole che usiamo nel linguaggio comune e colloquiale entrano direttamente nel dizionario proprio perché le persone ne fanno uso, come potrebbe succedere in futuro col termine “petaloso“, ma qui si parla di utilizzare termini in maniera non corretta. È come se definissimo un oggetto non con il suo nome originale e veritiero ma con un nome dettato dal senso comune ma comunque sbagliato.

Chissà quindi come utilizzeremo il “piuttosto che” tra qualche anno e soprattuto cosa verrà scritto nella sua definizione all’interno del dizionario. Io comunque continuerò a battermi per non far tramandare ai posteri il “piuttosto che” con uso disgiuntivo.

Piuttosto che.jpg

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