Piccoli momenti di autunno.

È un pomeriggio di settembre, il sole è in cielo e l’aria è fresca. C’è quella temperatura ancora un po’ misteriosa che non ti fa capire cosa indossare, se una t-shirt, o se serve invece qualcosa di più, un maglioncino, una sciarpina. Sono quelle giornate in cui lasci aperte le finestre tutto il giorno perché senti che la casa vuole brillare di quel sole, vuole essere attraversata da quel venticello fresco e vuole riempirsi di colori autunnali. È proprio l’inizio dell’autunno. La finestra è coperta da delle leggere tende rosse che filtrano il sole e l’ombra degli alberi disegna forme sul parquet. Il vento soffia, e lo scacciasogni appeso alla  maniglia si muove producendo un tintinnio. All’improvviso una foglia gialla cade piano sul pavimento, entrando dalla porta e cullata dal vento.

Piccoli momenti di autunno.

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Io torno bambina. E tu?

Troppe volte dimentichiamo di come era essere bambini. Voi lo fate? Voi ogni tanto vi fermate dalla quotidianità, prendete un sospiro e vi stampate in faccia quel sorriso che avevate da bambini quando tutto era bello? Io ci provo, e ogni tanto cerco di tornare bambina. Per un po’ “stacco il cervello”, faccio fuggire i pensieri e mi dimentico di qualsiasi cosa. E allora mi guardo intorno e  osservo ciò che mi circonda, ed è proprio così che torno bambina, perché in questa situazione comincio ad emozionarmi come facevo solo allora. Il vento che fa rumoreggiare gli alberi, il sole che crea le ombre sulla strada, la musica lungo le vie della città, il profumo di cibo cucinato a mezzogiorno e soprattutto giocare, giocare, giocare. Giocare con qualsiasi cosa, in ogni momento: al mare con la sabbia, dare le voci ai passanti che camminano immaginandosi possibili storie, contare tutti gli oggetti rossi che vedo. Per un po’ dimentico la me di adesso e cerco di ritrovare quella che ero molti anni fa. Alle volte ci riesco, alle volte no. Ma d’altronde anche allora non era tutto facile, no?

La libreria è un luogo sacro.

Sono entrata in libreria senza neanche accorgermene, attirata da tutti quei libri esposti in vetrina. Non ho letto il titolo di nessuno di questi e credo quindi che siano state le loro pagine piene di sorprese, avventure, e amori ad avermi rapita. Una volta superato lo zerbino del negozio il mio cuore ha iniziato a battere più lentamente: era rilassato, tranquillo, al sicuro. In libreria aleggiava una bassa melodia di musica classica, quasi impercettibile, e c’erano altre quattro-cinque persone. Era mezzogiorno. Il signore del servizio che consegna i libri stava uscendo con il suo carrello vuoto dove prima c’erano i libri da portare, e poco prima di superare la porta di uscita ha emesso un “Uff!”, sbuffando. So bene che aveva dei validi motivi per sbuffare, e chissà da quante ore che era in piedi! Ma io proprio non riesco a sbuffare in libreria, per me è un luogo sacro, un posto in cui posso trovare risposta ad ogni cosa, ogni domanda, ogni dubbio e ad ogni lacrima. 

Avete anche voi un posto così?

 

La scrittrice ed il finale perfetto.

Dopo cinque anni di assenza, la scrittrice decise di tornare dai suoi personaggi. Accese il computer, trovò la cartella contente quella storia e cliccò. In pochi secondi era tornata in un mondo diverso, creato da lei, esattamente come lo aveva immaginato, esattamente come voleva che fosse. Cominciò a rileggere le cento pagine incompiute, ed ecco piano piano risbucare tutti i suoi personaggi. C’era la protagonista Alba, ancora confusa sul da farsi, il fidanzato Enrico che sembrava non avesse preso una decisione lavorativa importante, poi Lina, la gatta persiana che se ne stava sotto la coperta di lana a dormire e che ogni tanto spiava i suoi padroncini. E c’erano anche Martino e Luca, gli amici di Enrico, e Tina e Viola, le amiche di Alba. Il capo di Alba, Maurizio, le faceva ancora la corte, ma questo Enrico ancora non lo sapeva.

E così leggendo pagina dopo pagina, la scrittrice ricordò quello che provava mentre aveva scritto anni prima quelle pagine. Ricordava le emozioni da cui ogni personaggio era nato, da chi si era ispirata, e come nella sua mente i suoi personaggi erano fatti. In tutti questi anni aveva pensato molto a loro e spesso era stata forte la tentazione di dare una continuazione e poi una fine alla loro storia, ma c’era sempre qualcosa che la fermava. Paura forse di non essere all’altezza di dare loro un finale che meritassero davvero. Ma quel giorno la scrittrice era decisa: da quel giorno in poi avrebbe concentrato tutte le sue forze per dare ai personaggi il finale.

Tornò alla prima parola della storia e rilesse tutto di nuovo. Man mano cambiava qualche parola, aggiungeva delle descrizioni migliori e toglieva delle virgole di troppo. Quando arrivava dai suoi personaggi fissava per un po’ il loro nome e nella mente aveva una breve conversazione con loro: li salutava, chiedeva loro come stessero, si scusava per non essersi fatta viva per tanto tempo e chiedeva loro se avessero delle preferenze sul loro carattere, la storia ed il finale. In assoluto era Alba la sua preferita, a cui dedicò un po’ più di tempo rispetto agli altri.

E così, dopo tanti anni, la scrittrice ricominciò a scrivere, senza timore e senza paure, facendosi solo trascinare dai suoi pensieri e dai suo amati personaggi.

Chissà alla fine quale sarà stato il finale della storia… 

Vivere il sogno come realtà.

Le giornate peggiori sono quando mi sveglio la mattina e appena apro gli occhi mi rendo conto che era solo un sogno. E così devo capire che le belle emozioni provate prima erano solo frutto dei ricordi e dei miei desideri, e la giornata cambia di significato. Poteva essere una giornata col sorriso ed invece il sogno mi ha fatto ricordare qual è la vera realtà. 

Non potremmo semplicemente essere noi a scegliere se proseguire un sogno e trasformarlo in realtà, invece che dover vivere la realtà reale, che però non abbiamo sognato? 

Perché essere buoni con gli altri?

Perché essere buoni con gli altri? Questa è la domanda da cui parte il narratore del video “Unsung Hero”, spot della compagnia di assicurazione thailandese Thai Life Insurance.

Non vi darò io la risposta, ma la troverete all’interno del filmato.

Buona visione! 🙂

Fermarsi e guardarsi.

Ci sono dei momenti nella vita in cui ti rendi conto di essere obbligato a fermarti per un po’, ad osservarti e a guardare quello che hai fatto e che stai facendo.

Rifletti su ciò che è stato, su ciò che sei stato e su ciò che vorresti essere. In alcuni casi riprendi immediatamente il tuo cammino; in altri, la riflessione dura di più perché forse non ti senti soddisfatto di ciò che sta accadendo, o semplicemente non è così che avevi previsto che andassero le cose. A questo punto ci sono due cose che puoi fare: arrenderti, accettare e proseguire così in quella direzione. Oppure puoi fermarti, respirare, focalizzare la situazione e capire pro e contro, ed ideare delle strategie per arrivare dove vuoi. Pianificare i prossimi passi da compiere può essere un modo per renderti felice e raggiungere la serenità.

Si tratta di prendere in mano la propria vita da “subirla” a viverla a pieno in prima persona diventando il giocatore che ha le mosse a favore. Ovviamente c’è anche il caso, il destino, che fanno una loro buona parte, ma credo che se si riesce ad essere realmente i protagonisti della propria vita, anche il caso poi si adeguerà a noi e chissà, magari ci regalerà qualche bella sorpresa che non avevamo programmato, ma che renderà la nostra vita ancora più unica e speciale.