Ogni due sguardi felici, uno triste. Storie da New York

Pensavo che vivere in una città grande, caotica e piena di gente come New York implicasse vedere la maggior parte delle persone tristi e arrabbiate. Mi sbagliavo.

Come ben sapete uno dei miei passatempi preferiti e se vogliamo una parte del mio essere, consiste nel guardarmi intorno e osservare ciò che mi circonda, specialmente le persone. E così, una volta arrivata qui, ho cominciato a guardare con interesse il genere umano che popola questa straordinaria città. Immaginavo gente perennemente arrabbiata, credevo che avrei sentito parolacce in continuazione, sguardi tristi e gente che piange. Di solito si pensa che in una grande città tendenzialmente le persone non siano molto serene. Mi sbagliavo.

Ogni mattina prendo la metro R. Per arrivarvi devo uscire di casa, prendere un ascensore dal 34esimo piano di un palazzo e incrociare gli sguardi assonnati ed annoiati dei bambini accompagnati da genitori che guardano la velocità con l’ascensore scende fino al piano terra. Poi saluto i portieri che mi augurano “Have a good day!” sorridendomi, càpito negli occhi di chi cammina per strada nella direzione opposta alla mia, chi col caffè caldo in mano, chi col giornale, attraverso due incroci e scendo le scale della metro. Attendo il treno e mi guardo intorno. Poco dopo la metro R arriva, salgo, mi siedo e di solito le persone ascoltano musica, leggono, oppure dormono. Ciò che ho notato in questa routine mi ha stupita. Come dicevo sopra mi aspettavo di incontrare persone arrabbiate e tristi, ed invece noto sguardi sereni, persone che di prima mattina si abbracciano e si baciano teneramente, si tengono la mano. Soffici risate e occhi felici. Non dico che io non abbia mai visto persone tristi, arrabbiate o con le lacrime agli occhi: ne ho viste eccome! Ma devo ammettere che ho notato che almeno ogni due persone felici che incontro, una mi sembra provare sentimenti negativi. È come se la positività compensasse e cercasse di superare la tristezza. E sarebbe davvero una bella cosa se ognuno di noi potesse trovare la propria serenità e felicità, magari anche solo grazie all’incrocio di uno sguardo felice. Sarebbe stupendo essere sereni perché abbiamo visto qualcun altro esserlo. Più facile dirsi che a farsi ma forse quando si vive in una grande città questo può essere una strategia per combattere la tristezza e le arrabbiature.

Parola del giorno: Merry Christmas.

Oggi, in quanto 25 dicembre, sarebbe scontato e banale parlare di come la mattina di Natale, appena sveglia, scendevo giù dal letto, facevo le scale correndo, e ancora insonnolita e senza aver fatto colazione, andavo in soggiorno e vedevo pacchetti enormi di regali  e speravo che Babbo Natale avesse letto la mia letterina e mi avesse dato ascolto. Sarebbe scontato e banale dire che passavo tutto questo magico giorno a giocare coi giochi, mangiare dolcetti e talvolta, osservare la neve cadere, con la punta del naso rigorosamente appiccicata al vetro. Sarebbe scontato e banale parlare di come a metà pomeriggio mia madre mi preparasse una cioccolata calda che io bevevo con calma solo perché era ancora troppo fumate, e intanto continuavo a giocare senza sosta con i desideri che Babbo Natale aveva voluto esaudire. Sarebbe scontato e banale dire che poi, verso sera, dopo aver cenato con la famiglia, ci mettevamo tutti quanti a guardare qualche film o cartone animato a tema, di come andavo poi a letto serena e felice per la bella giornata appena trascorsa, ma che un pochino ero triste perché era già terminata.  E’ scontato e banale, è vero, ma per me rimarranno sempre ricordi che custodirò con piacere, quelli che mi faccio riaffiorare non solo il 25 dicembre di ogni anno, ma anche spesso, durante giorni anonimi, qualsiasi dell’anno. D’altronde viviamo per arricchirci e custodire ricordi, no? Perciò, quale migliore giorno dell’anno se non oggi, per ricordarsi delle cose belle della propria vita?