Parola del giorno: Crisi.

Oggi lascio la parola ad un uomo che ne sapeva tante…

”Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E‘ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.

La vera crisi è la crisi dell’incompetenza.

Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E‘ nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.

Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!

L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

(Albert Einstein) 

Inoltre, vi consiglio anche La Crisi – Bluvertigo… buon ascolto!

Oggi lascio la parola ad Albert e a questo brano. Che sia in crisi anche io?

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Uomini, buttatevi!

Spesso sento parlare amici uomini che quando vedono una ragazza bellissima passare in strada iniziano a dire fra di loro “Quanto è bella quella tipa!”, esclamazione che subito viene seguita da “Dovrei mettermi in fila, sarà piena di ‘pretendenti’, vabbè lascerò stare”. Decisione assolutamente ERRATA!!!

E sapete perchè?

PERCHE’ esattamente come fate voi, che vi arrendete perché credete che questa ragazza abbia mille spasimanti tra i quali destreggiarsi, TUTTI gli altri fanno questo ragionamento, perciò la nostra si ritrova in realtà sola soletta, in attesa che qualcuno venga da lei a farle la corte! Quindi, buttatevi, cogliete l’attimo! Potreste essere voi i fortunati! Abbiate coraggio! E se poi non va, almeno il tentativo l’avete fatto! 😉

 

“Devo finire di lavorare, stasera non ce la faccio.” alias l’Arte Di Ricevere Bidoni.

Ebbene si, mi ha appena tirato un bidone. Non è un bidone enorme, d’accordo, ma è comunque un bidone di dimensioni discrete. Che botta! Non che (ad essere sincera) mi importasse più di tanto uscire con quella persona, ma è il principio che conta! Il principio che risiede in questo rituale: farsi la ceretta in vista di questo giorno, immergersi in una vasca per un bel bagno schiumoso, spruzzare quel profumo (sui polsi, sul collo…),  metterci almeno un paio d’ore per scegliere l’abito adatto (“Così sembro una bambina….così penserà che cerco solo una cosa….così sembro una sciattona…” eccetera eccetera), per finire con il trucco, che (ovviamente) deve sembrare naturale, non troppo pesante, ma nemmeno inesistente. Insomma, tirare bidone vuol dire infrangere questo rituale che consiste nel prendersi cura di se stesse in vista di chissà che cosa.

Ma, una volta pronta…SBAM! Eccolo, il bidone tirato in pieno viso!

E’ questo che mi ha dato fastidio: io ci ho messo tutta me stessa, mi sono coccolata, e lui invece che fa? Mi tira un bidone: “Devo finire di lavorare, stasera non ce la faccio. Mi dispiace”. 

Mi stanno venendo in mente milioni di possibilità:

  • A) vede un’altra;
  • B) non ha voglia di vedermi e preferisce lavorare;
  • C) si è dimenticato di dare da mangiare al suo pesce tropicale;
  • D) vede un’altra;
  • E) deve effettivamente lavorare fino a tardi;
  • F) vede un’altra;
  • G) …?

Ma poi dico io…se davvero non aveva voglia di vedermi poteva dirmelo esplicitamente, no? “Guarda, mi ricordi troppo mia cugina M. che non sopporto. Mi spiace, ma io e te non possiamo uscire insieme”. La Sincerità prima di tutto, ecchecavolo!

Vabbè, alla fine mi sto alterando per nulla, non ci tenevo molto ad uscire con lui, ma è il fatto di essermi preparata, abbellita e sistemata per…niente! Questo è quello che mi da fastidio! Ah, ho un’ultima riflessione:

Credo di aver compreso che quando uno ti tira bidone (che tu ci tenga o meno a lui…non al bidone, ma alla persona in questione, intendo) rappresenta un’enorme sconfitta per la tua autostima, di quelle talmente grandi che essa finisce sotto le scarpe. Il bidone ti fa sentire come la più sfigata di tutte le donne, l’ultima con la quale ogni uomo preferirebbe stare e quella più indesiderata di tutti i tempi.

Detto questo, adesso esco. Con le mie amiche. Serata folle all’orizzonte! (Vedi, alla fine non mi sono preparata e fatta bella inutilmente! 😉 )

A proposito di libri: Mr. Morris Lessmore.

Questo mini-film ha vinto l’Oscar per “Best Animated Short Film” 2011, e vale davvero il premio ricevuto.

Non voglio aggiungere altro, ma solo che se non l’avete ancora visto DOVETE PER FORZA vederlo. Ritagliatevi un quarto d’ora, ed emozionatevi.

Qui il link del sito: http://morrislessmore.com/

E qui il filmato: The Fantastic Flying Books Of Mr. Morris Lessmore. Buona visione!

P.s.: Poi fatemi sapere se vi è piaciuto!

E adesso…cosa gli regalo?!

Quanti di noi si trovano spesso nell’indecisione più totale quando si tratta di fare un regalo? A volte è estremamente facile la scelta: sappiamo già “cosa può servire” a quella persona, perché la conosciamo a fondo o perché (spesso capita) esprime esplicitamente il desiderio di possedere quel vestito, quel bracciale, quella collana, quella cravatta, e via dicendo.

Più spesso (per quanto mi riguarda si tratta del 99% delle volte), passo i tre giorni prima del compleanno/anniversario/ecc. nel buio. Blackout. Zero idee nuove e sempre le solite che fanno capolino, quindi: braccialetto e collana, braccialetto o collana. (Per non parlare di quando devo fare un regalo ad un uomo: cd? t-shirt? boxer? Piena crisi!).

Dopo un po’ di riflessioni mi sono detta: basta con questa schiavitù dettata dalla bigiotteria/gioielleria e dalla biancheria intima maschile! Meglio regalare qualcosa che dia più emozioni, che possa insegnare qualcosa, che possa semplicemente aprirci gli occhi e trasportaci in un mondo differente (anche di poco) da quello reale. E quindi, da oggi in poi, sempre che l’occasione me lo permetta, regalerò solo ed esclusivamente libri. Così farò del bene alla mia amata Libreria F., dove mi rifugio quando le cose non vanno come vorrei, per rilassarmi e svuotare la mente, e farò del bene alle altre persone, visto che oggigiorno sono ben pochi coloro che leggono abitualmente, per ragioni varie e differenti. Ma nel mio piccolo vorrei riportare l’amore per la lettura a tutti quanti, come un tempo, dove i libri erano uno dei maggiori argomenti di conversazione.

Anche regalando libri in realtà c’è il gusto/l’ansia del dubbio: che libro regalo? Quale genere? Quale autore? Ebbene, la cosa bella dei libri è che ormai ne sono stati scritti di qualsivoglia argomento, e trattano dalle cose più ovvie a quelle più impensabili perciò, sceglierne uno da regalare non è impresa troppo ardua se si conosce un pochino la persona. E, sinceramente, andare in libreria a comprare un libro per qualcun altro è una delle cose che preferisco fare in assoluto!

Perciò, cara lettrice, caro lettore,  ascoltami:

Devi fare un regalo? Allora fai una buona azione: regala un libro!

Parole del giorno: Ci Saranno Giorni.

La vita è la nostra sfida. Sin dall’inizio, la prima difficoltà è la nascita, l’abbandono dell’accogliente grembo materno per affacciarci al mondo. La prima prova da superare è proprio il venire al mondo e l’emettere quel pianto irritato che però alle mamme piace tanto.

E sarà sempre così la vita: una continua sfida, una continua competizione, una gara attraverso la quale impareremo ogni giorno cose nuove, che ci piacciano o no. Ci saranno giorni in cui saremo noi i vincitori, in cui il sorriso non ce lo riuscirà a togliere niente e nessuno. Ci saranno giorni in cui saremo noi a perdere, e dovremo imparare a farlo, in maniera umile e senza buttarci giù di morale. Perché perdere vuol dire comprendere i propri limiti, per poi migliorare e tornare a vincere. Ci saranno i giorni in cui potremo rilassarci, senza pensare troppo alle responsabilità e goderci il vento sulla pelle e il sole che ci scalda il viso e il profumo di mare ascoltando le sue onde. Ci saranno giorni più frenetici, in cui anche ascoltare il nostro respiro si rivelerà un’impresa ardua, perché saremo troppo assorbiti dai doveri quotidiani. Ci saranno giorni in cui piangere potrà sembrare l’unica soluzione, ed altri in cui non riusciremo a smettere di ridere e a contagiare di felicità a chi ci è vicino. Ci saranno giorni in cui saremo pieni di amici e gli abbracci verranno regalati perché sarà l’affetto a spingerci a farlo. Ci saranno giorni in cui ci sentiremo soli, incompresi, nonostante i quasi sette miliardi di persone su questo pianeta. Giorni in cui comprenderemo che nonostante gli altri, la vita è la nostra e ci sono cose che solo ed esclusivamente noi possiamo fare per crescere ed imparare a crescere. E saranno i giorni in cui capiremo che non serve a niente sentirsi soli perché comunque siamo noi e nessun altro che decidiamo cosa fare della nostra vita. Saremo accompagnati da tante persone durante le nostre sfide, tanti ci aiuteranno, alcuni si riveleranno diversi da come credevamo che fossero e rimarremo delusi. Nonostante tutte le persone che incroceranno la nostra gara, sarà sempre una competizione in solitaria, dove saremo noi e nessun altro i veri protagonisti del nostro percorso.

Ci saranno giorni, è vero. Ma il giorno migliore è oggi.

“Questa è la tua vita.” (The Holstee Manifesto)

Ho trovato quest’immagine navigando sul web e ci sono scritte delle cose bellissime, che ognuno di noi dovrebbe tenere a mente ogni giorno. Come delle regole d’oro per vivere a pieno la nostra esistenza, renderla migliore e soprattutto godere delle piccole cose e prendersene cura, come d’altronde questo blog ha lo scopo di fare.

Questa è la tua vita. Fa’ ciò che ami, e fallo spesso. Se non ti piace qualcosa, cambiala. Se non ti piace il tuo lavoro, abbandonalo. Se non hai abbastanza tempo, smetti di guardare la tv. Se stai cercando l’amore della tua vita, fermati; sarà lì per te quando comincerai a fare le cose che ami. Smetti di organizzare tutto, la vita è semplice. Tutte le emozioni sono belle. Quando mangi, apprezza ogni singolo boccone. Apri la tua mente, le braccia, il cuore alle cose nuove, alle persone, siamo uniti nelle nostre differenze. Domanda alla prima persona che vedi quale sia la sua passione, e condividi il tuo sogno ispiratore con lei. Viaggia spesso; perderti ti aiuterà a trovare te stesso. Alcune opportunità arrivano solo una volta, coglile. La vita è fatta delle persone che incontri e di ciò che crei con loro, perciò esci e comincia a creare. Vivi il tuo sogno e condividi la tua passione. La vita è breve.

Credit: The Holstee Manifesto 2009, written by Mike, Dave & Fabian, design by Rachel,

www.holstee.com/manifesto

holstee manifesto

Parole del giorno: Al Cinema.

Vi è mai capitato di leggere un libro e ritrovare nel protagonista voi stessi? Oppure guardare un film e ritrovarvi la vostra storia, la vostra vita? Sono certa che vi sia successo!

A me è capitato con un film, il (a mio avviso) sottovalutatissimo lungometraggio di Cameron Crowe del 2005: Elizabethtown (Mi dispiace aver inserito la pagina di Wikipedia, purtroppo su youtube non c’era un trailer italiano disponibile). Per svariati motivi, mi ci ritrovo completamente, soprattutto nel personaggio di Claire: ho scoperto di avere un sacco di cose in comune con lei! Pazzesco, no? Uno vive la propria vita normalmente, ed un giorno va al cinema, e si ritrova all’interno di un film!

Elizabethtown è stato per me uno di quei film che guardi un po’ per caso: arrivi al cinema tremendamente in ritardo e senza aver prenotato (chiaro!) ed ovviamente il film che avresti voluto e programmato di vedere è già cominciato e la sala è piena e (cosa ancora più ovvia), non c’è alcun modo di entrare. Perciò ti ritrovi a scegliere dei film che non avresti mai voluto guardare. Nell’ “ampia” scelta di solito trovi:

  • Film horror-splatter, di solito con protagonista una bionda che per lucidità ed intelligenza potrebbe essere Barbie in persona (non si offenda la Mattel) [infatti, non è di solito proprio questo personaggio che durante il film ad un certo punto esprime la geniale idea “Dividiamoci!” mentre c’è un assassino pluri-laureato in Uccisioni Cruente che sta dando la caccia a lei è ad i suoi amichetti svegli???];
  • i film per bambini in stile Teletubbies, ovvero, quelli che riesci a guardare se hai un anno o due al massimo, ma già a tre anni ti annoiano a morte;
  • i film drammatici che più tristi non si può, che per guardarli devi munirti di una scatola Kleenex ben attrezzata, possibilmente la confezione risparmio, quella da 300 fazzoletti per 3 pianti, lacrime, ecc;
  • gli action-movies quelli davvero tamarri, ma talmente tanto tamarri, che quando entri se sei un uomo devi per forza indassare una t-shirt con ampio scollo a V, possibilmente depilato integralmente, invece, se sei una donna, sei obbligata a scollature estremamente volgari, abbinamenti pessimi, sneakers con zeppa da quindici centimetri (ancora meglio se sono più alte), la chewing-gum in bocca e…insomma, il ritratto della volgarità per entrambi. Inutile dire quanto di spessore siano alle volte questi film;
  • le commedie che sono di solito quelle che preferisco in assoluto, che raccontano la storia di tutti;
  • i film romantici i quali fanno impennare il conto in banca dei dentisti grazie alle carie che provocano in chi li guarda;
  • i film fantasy, che spesso ti fanno dire: “Ma che droga si erano presi per inventarsi una cosa del genere?”;
  • i film comici che, o ti fanno ridere di gusto, della serie che cadi dalla poltroncina dal ridere, oppure ti rendono snob e rimani impassibile mentre tutti gli altri si stanno sbellicando dalle risate;
  • …to be continued…

(A parte gli scherzi, non voglio criticare a spada tratta ogni tipo di film, anzi, in ogni genere ci sono un sacco di film che meritano, ma alcuni di essi meritano anche di essere presi un po’ in giro….un po’ di ironia sul mondo del cinema, ecco. Ammettiamolo: ci sono tanti film stupendi ma altrettanti che era meglio che non avessero mai girato).

Tornando a quello che vi stavo raccontando…Ero arrivata al cinema in ritardo, il film che avevo scelto era come ho già detto cominciato da un po’ e non avevo alcuna possibilità di guardarlo. E così, fui obbligata a sceglierne uno tra i rimanenti. “Quello in Sala 2, che comincia fra dieci minuti. Due biglietti, grazie”. Entrai in sala, presi il mio posto, si spesero le luci e “Shhh! Comincia il film!”.

…Sono uscita dal cinema col cuore pieno di emozioni, la testa che pensava, e cercavo nella memoria i momenti più belli tra quelli visti. Quella Claire, quel personaggio…ero proprio io. Mi sono vista dentro al film. E’ stato come se fossi io a vivere nel film, a vivere quella storia… Inutile dire che quel film è oramai uno dei miei preferiti: mi piacciono i dialoghi, ma soprattutto il messaggio, i pensieri, le idee che trasmette. Ve lo consiglio vivamente, guardatelo!

Comunque, sarei curiosa di sapere se anche a voi è successo qualcosa del genere, e, soprattutto, se è stato attraverso un libro, la carta stampata, oppure un film, o ancora una canzone, a farvi capire che quel testo, quell’immagine, quel personaggio, quella narrazione, stava esattamente parlando di voi.

Parola del giorno: Fin-izio.

Raggiungere un traguardo non è la fine, ma è solo un nuovo inizio.

Credo che la vita si articoli sempre in un ciclo in cui quando qualcosa inizia, finisce qualcos’altro, e nel frattempo comincia un’altra cosa ancora, e così via. Inizio e fine sono la stessa identica cosa. Ciò che può differenziarli è il punto di vista dai quali si guardano: cosa comincia con questo evento? Cosa invece finisce?

Il trucco è capire cosa può portarci a definirlo “fine” ed “inizio”. C’è sempre un dettaglio che stabilisce una sottile differenza fra i due, qualcosa che ci fa comprendere che abbiamo raggiunto la fine di qualcosa, e quello stesso dettaglio, alle volte, può essere anche quello che determina l’inizio di un’altra esperienza.

Spesso è difficile accettare la fine di qualcosa ed è anche difficile comprendere a pieno l’inizio di un’altra. Tuttavia, credo che tutto quanto serva nella vita. Ogni giorno abbiamo la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, qualcosa di noi, qualcosa sulla vita. E tutto ciò si manifesta nella fin-izio, una delle lezioni più importanti che la vita ci possa dare: abbracciare la fine con una lacrima e accogliere l’inizio con un sorriso, o viceversa. Ma non importa come lo fai, ciò che realmente conta è salutare la fin-inizio come un’esperienza che ti rende migliore e sempre più preparato nell’affrontare la vita. Magari, con un bel sorriso!

Parole del giorno: Quando sarà il momento di diventare farfalla?

Siamo sempre alla ricerca di conferme. Il nostro essere persone ha la conseguenza che siamo sempre lì a chiedere per avere risposte affermative su come siamo. Ci mettiamo alla prova, a volte, solo per avere certezze su come già crediamo di essere, solo per dimostrarlo alle altre persone. Abbiamo bisogno degli altri solo perché ci dicano come siamo stati bravi, simpatici, ecc. Perché non possiamo fare tutto da soli? Perché non credere in noi, punto e stop? Credere in noi stessi, ad occhi chiusi: non sarebbe più facile per tutti? Gli altri non si troverebbero nell’ (eventuale) posizione scomoda in cui devono mentire, anziché dire la verità, e noi saremmo più sereni, sicuri della sincerità che vige dentro di noi e dentro a coloro i quali hanno preferito comunicarci l’ “amara verità”.

E’ vero, alle volte ci troviamo completamente spaesati, dalla vita e dalle sfide che ci pone davanti, perciò chiedere conferme a qualcuno che non sia noi sembra la soluzione più facile, più adatta. La migliore. Ma perché invece non la cerchiamo dentro di noi? Sarà un percorso più arduo e faticoso, ma credo che alla fine la persona alla quale dobbiamo rendere conto siamo proprio noi stessi. La risposta è già dentro di noi!

Allora interroghiamoci, parliamoci, ascoltiamoci. Chiediamo conferme innanzitutto a noi: “Ehi, LinguaggioDeiFiori, quindi è così che vuoi che vada?…”. Siamo noi gli artefici di tutto. Siamo noi che abbiamo l’opportunità di cambiare ed evolvere, come i bruchi: prima camminano piano piano, poi si addormentano in un’anonima crisalide, ed infine volano assieme a tutto il loro splendore di cui si sono arricchiti nel “periodo di sonno”.

Quindi, non cerchiamo conferme negli altri, ma chiediamo a noi stessi: “Quando sarà, per te, il momento di diventare farfalla?”.